Intervista a nadia magnabosco.

 

solonadia:- osservando alcuni dei tuoi lavori sono rimasta impressionata dalla modalità espressiva. Immagini di bambole o di bambini imprigionati in gabbie o nella materia stessa. È sicuramente un messaggio molto forte. Credi che la si possa chiamare ancora infanzia l’età vissuta dai bambini del secondo millennio?                                             

nm:- Per gli adulti l’infanzia è un campo minato in cui può essere pericoloso muoversi perchè ognuno deve fare i conti con i mostri chiusi nei cassetti della memoria e con l’amore che pensa di avere o non avere avuto: allora è meglio stare fermi e lasciare tutto nell’immobilità. Per me invece  l’infanzia è il punto di partenza: un nodo da sciogliere, un buco nero da riempire, una carta da riscrivere per modificare anche il presente. Un presente in cui i bambini  sono te  di innocenza e purezza costruito con strategie da marketing,  dall’altro  presentano  la realtà di un’infanzia  maltrattata, sfruttata e abbandonata dagli adulti alla malattia, alla povertà, alla violenza. Questo vale maggiormente per le bambine che arrivano ad essere cancellate dall’esistenza stessa per l’appartenenza ad un genere.  Nel mio lavoro artistico io amo ribaltare queste icone falsamente rassicuranti che hanno minato e minano la costruzione dell’essere sin dalle sue basi  e inoltrarmi nella complessità e nella fatica della crescita femminile. Una crescita che deve scavarsi pazientemente i propri percorsi perchè quelli dati seguono strade forzate e a senso unico che portano lontano dal proprio “io”. In questa ricerca  mi inoltro quindi  nei territori sotterranei dell’identità, con il rischio di incontrare i mostri cattivi e di  perdermi, tuttavia convinta che, come diceva   Simone de Beauvoir "...per poter realizzare qualche cosa, occorre innanzi tutto appartenersi" e, quindi, conoscersi.

 

solonadia:- credi che l’arte sia utile ad una sensibilizazione mediatica? O rimane un linguaggio di nicchia fruibile da pochi?

 

nm:- L’arte è uno strumento  di dialogo con il mondo e al mondo intero si rivolge ma i tempi e i modi  di questo dialogo  non li decide l’artista. L’artista è uomo o donna che vive il suo tempo e da questo è influenzato e questo influenza con il suo lavoro che prescinde tuttavia dalla conoscenza del “fruitore” a cui pertanto non può essere precipuamente destinato, a meno che non  si trasformi l’arte in  un commercio, cercando di conformarsi ad un gusto già costituito anziché esplorare le proprie strade. L’arte è libertà e come tale è di chi la vuole.

 

solonadia:- La profondità espressa dai tuoi lavori è da intendere come un messaggio che parte da una base oggettiva e che viene codificato dalla tua soggettività oppure una riflessione soggettiva che si propone ad un giudizio oggettivo. In parole semplici quanto c’è di biografico nelle tue opere?

 

nm:- Partire dall’infanzia significa  partire da sé, alla ricerca  delle origini del proprio vissuto,  di quel  foglio bianco-innocenza che  nel percorso della vita si è intriso dei colori e dei segni  delle proprie esperienze.  Ogni mio lavoro è quindi  un prodotto dello scavo del passato ma soprattutto rielaborazione e  ricomposizione del sé, faticosa ricongiunzione di tanti piccoli frammenti ripescati con fatica dal  pozzo del vissuto e ritessuti insieme come un puzzle.

 

solonadia:- cos’ha di speciale il “pianeta venere”? credi che artisticamente le donne nell’arte possano trasmettere qualcosa di più? Perchè? Ritieni ceh il sistema dell’arte contemporanea dia sufficente spazio per l’arte al femminile?

 

nm:- Le artiste pagano il prezzo della storia come tutte le donne e anche se gli anni attuali sono di grande apertura per la presenza femminile, nulla è dato per sempre e tutto è stato conquistato con gli sforzi delle donne che per esso hanno combattuto mettendo in discussione ruoli e comportamenti sociali. La politica del personale e del partire da sé del movimento delle donne degli anni settanta ha costituito per tutta  l’arte un punto di svolta, indipendentemente dal genere che la pratica.  Le artiste stanno però continuando – consciamente o inconsciamente  - su queste tracce e  stanno sperimentando nuovi linguaggi e ridisegnando nuovi confini per dare al sistema dell’arte una forma che si adatti a loro e , quindi, non maschile.

 

 

solonadia:- Osserva quest’immagine. È un’opera della fotografa Loretta Lux. Cosa ti trasmette a pelle? Ti va di commentarla? E di modificarla? (se la modifichi pubblicherò l’immagine da te modificata sul sito insieme all’intervista)

 

 

 

 

nm:- Mi trasmette un forte senso di immedesimazione, di malinconia, di solitudine, di perdita di fronte all’ampiezza dell’orizzonte. Mi affascina il tema della finestra  che crea questo doppio sfasamento del dentro e del fuori, come uno specchio deformato che, anziché rimandare la stessa immagine che riflette, la proietta in uno spazio senza luogo e senza tempo. Cosa vede quella bella bambina così curata e ben vestita  dietro il vetro? Mondi possibili di cui non ha ancora acquisito coscienza? Non modificherei assolutamente la bellezza di questa immagine ma forse aprirei un po’ quella finestra.
















































































































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